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TRATTAMENTO PRIMARIO: Fosse biologiche, degrassatori, fosse settiche.
Operativamente si intende per trattamento primario il complesso delle fasi depurative in grado di garantire l’eliminazione dalle acque reflue di tutti quegli inquinanti che possono essere allontanati con semplici processi di tipo fisico come ad esempio la sedimentazione primaria e in genere la separazione. I trattamenti di separazione rimuovono sostanze presenti nelle acque reflue quali grassi, oli, o solidi grossolani, che potrebbero gravare negativamente sulle fasi successive del trattamento depurativo. Il trattamento di sedimentazione primaria permette la separazione di solidi anche di natura organica, contenuti nel liquame, riducendo il carico di BOD influente almeno del 20%, in definitiva così rende più agevole il processo di depurazione biologica (trattamento secondario).
TRATTAMENTO SECONDARIO: Filtri percolatori, filtri percolatori aerobici, impianti a fanghi attivi.
Parliamo quindi di uno stadio di trattamento delle acque reflue, messo a disposizione a valle di un trattamento primario, ed adatto al raggiungimento degli standard qualitativi più restrittivi richiesti dalla legislazione vigente. I rendimenti attesi di rimozione delle sostanze inquinanti su reflui di origine domestica o assimilabile sottoposti a trattamento secondario sono tali da consentirne il recapito in acque superficiali e in alcuni casi, previo eventuale affinamento, sul suolo. Il trattamento secondario delle acque reflue comporta quindi sempre una fase di depurazione di tipo biologico che si ottiene favorendo la crescita, in particolari reattori, della biomassa batterica incaricata della rimozione della sostanza organica disciolta. Le diverse tipologie di trattamento si distinguono sostanzialmente per le modalità di crescita delle colonie batteriche; si parla perciò di sistemi a biomassa sospesa e processi a biomassa adesa.
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ACQUE REFLUE DOMESTICHE:
Acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche.
ACQUE REFLUE ASSIMILABILI A DOMESTICHE:
Acque reflue scaricate da insediamenti e/o stabilimenti aventi caratteristiche di biodegrabilità che le rendono simili a quelle di origine domestica.
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ABITANTI EQUIVALENTI (AE):
Con questo acronimo si indica il carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno; è da considerare equiparabile una richiesta chimica di ossigeno (COD) di 130 grammi di ossigeno al giorno. Solo nel caso non sia disponibile il dato analitico di carico organico si fa riferimento al volume di scarico di 200 litri per abitante per giorno, dal quale si evince una concentrazione media di 300 mg/lt di BOD5.
I filtri percolatori rientrano nel trattamento biologico secondario dove si utilizza il principio naturale che avviene nei corsi d’acqua o negli impianti di tipo biologico ad opera della flora batterica che utilizza l’ossigeno disciolto per ossidare e depurare le sostanze inquinanti. Il filtro percolatore rimuove il materiale organico biodegradabile grazie ai batteri che si sviluppano aderendo ai corpi di riempimento del filtro, in materiale plastico, che rimangono immersi nel liquido o a contatto con l’aria (sia nei filtri anaerobici che aerobici).
I filtri percolatori garantiscono riduzione delle sostanze sedimentabili > 70%, riduzione dei solidi sospesi > 90%, riduzione del BOD5> 85 % e risultano conformi alle prescrizioni di cui alla normativa vigente in materia di tutela delle acque dall’inquinamento secondo le indicazioni facenti riferimento al Decreto Legislativo 3 Aprile 2006 n°152 TAB 3 Allegato 5 e successive modifiche (Recepimento Direttive Europee) 91/271/CEE - 91/676/CEE. I liquami trattati con il filtro percolatore sono idonei al recapito in corsi d’acqua superficiali.
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